RUMORI FUORI SCENA

La Compagnia Teatrale IL FROLLOCCONE che dal 18 al 23 Maggio 2019 rappresenta al Teatro L’ANFITRIONE di Roma Via S.Saba la commedia RUMORI FUORI SCENA di Michael Frayn, dedica la rappresentazione dello spettacolo del giorno 23 Maggio 2019 ore 20.45, all’Associazione Friends Raising ONLUS

L’Associazione Friends Raising ONLUS sostiene il progetto di una Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica presso la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Mwanza, Tanzania. La scuola di specializzazione è finalizzata alla formazione di giovani patologi per iniziare a colmare la loro carenza critica nella Tanzania, paese che conta solo 22 specialisti per 53 milioni di abitanti.

La Compagnia copre il costo della quota SIAE relativa allo spettacolo. Tutto l’incasso sarà a beneficio dell’Associazione e sarà destinato ad una borsa di studio per il primo specializzando dell’Università di Mwanza.

L’Associazione è grata alla Compagnia IL FROLLOCCONE per la sua sensibilità e condivisione del progetto e per il privilegio del dono della rappresentazione di un capolavoro della commedia Inglese.

“Rumori fuori scena” di Michael Frayn

La Compagnia IL FROLLOCCONE presenta 

RUMORI FUORI SCENA

commedia in tre atti di Michael Frayn 

traduzione di Filippo Ottoni

Con: Luca Buzzonetti, Cecilia Nusiner, Fabio Porfiri, Giorgia Ghittoni, Paolo Frugoni, Maria Vittoria Ricci, Alberto Ricci, Marta Ciccotosto, Filippo Luciani.

Regia: Giovanni Franchi

Sinossi: Teatro nel teatro: nei tre atti assistiamo a tre rappresentazioni di volta in volta più disastrose di una brillante commedia inglese. Infatti gli attori sono sempre più attenti a quello che accade fuori, piuttosto che dentro la scena.

Trama: Un capolavoro della commedia inglese. Si inizia con la “zoppicante” prova generale di Con niente addosso, e si finisce con la disastrosa e, probabilmente, ultima replica di tre mesi più tardi. Il motivo? Attori, regista e assistenti sono tutti presi molto più da quello che accade fuori, anziché dentro la scena. Riuscitissimo esempio di teatro nel teatro, con momenti di comicità mozzafiato e un ritmo a tratti forsennato, che accompagnano lo spettatore per tutti i tre atti. La Compagnia Il Frolloccone mette in campo tutta l’esperienza di trentacinque anni di attività in questo lavoro, che ne esalta le doti di affiatamento e coralità, ormai note all’affezionato pubblico.

Spettacolo per Friends Raising ONLUS 

giovedì 23 maggio 2019 – ore 20,45

TEATRO  ANFITRIONE AVENTINO

 Via di S. Saba 24

Biglietti. Il prezzo del biglietto di ingresso è stabilito dall’Associazione: € 15,00 biglietto unico, con possibilità di omaggi. L’Associazione curerà la prevendita con tagliandi forniti dalla Compagnia. Non si effettuerà servizio di vendita dei biglietti alla cassa del teatro, ma i biglietti di ingresso in sala saranno emessi alla consegna del tagliando di prevendita. L’Associazione non intende effettuare l’assegnazione dei posti in sala numerati. Sarà comunque necessaria la presenza di una persona dell’Associazione presso la biglietteria del teatro, a partire dalle ore 20,00. Non sarà possibile prenotare biglietti per la serata presso il teatro, ma solo presso l’Associazione.

Spese. Tutto l’incasso dello spettacolo sarà a beneficio dell’Associazione. La Compagnia chiede il rimborso di € 800,00 per l’affitto del teatro, da consegnare al termine dello spettacolo. La Compagnia, in quanto ente non commerciale senza fini di lucro, non è titolare di partita IVA, pertanto non è in grado di emettere fattura per la somma suddetta, ma una semplice ricevuta non fiscale, se richiesta. Il costo della quota SIAE relativa allo spettacolo sarà a carico della Compagnia.

Comunicazioni. L’Associazione potrà presentare brevemente la serata dal palcoscenico, prima dell’inizio dello spettacolo, distribuire materiale informativo e raccogliere eventuali offerte nel foyer, prima dello spettacolo e durante l’intervallo.

Riprese. Non è consentito all’Associazione effettuare alcun tipo di ripresa (audio, foto, video) durante lo spettacolo. La Compagnia ha la facoltà di riprendere lo spettacolo.

Alto gradimento per le maschere africane che svelano l’anima

Cosenza, 5/02/2019

A differenza di quanto accade in Occidente, le maschere in Africa non servono a coprire o camuffare, ma hanno il nobile scopo di rivelare la spiritualità e le intenzioni di chi le indossa. Per questo motivo sono apprezzate non solo per la bellezza esteriore, ma per quanto ciascuna di esse vuole esprimere. Purtroppo, il numero di queste creazioni di arte locale diminuisce dopo anno. I processi di cristianizzazione ed islamizzazione delle popolazioni, infatti, hanno portato in pochi decenni ad una notevole riduzione -intorno al 34 per cento- degli animisti, i soli tra i quali la tradizione si perpetua. Dunque, sempre più rari i riti propiziatori e le maschere da esibire in ciascuna occasione.

A spiegare il significato artistico e culturale dei pregevoli manufatti, che in Tanzania sono protagonisti di cerimonie di ringraziamento o di richiesta di abbondanza e buona sorte, è stato il prof. Francesco Callea che, domenica scorsa in una galleria d’arte cittadina, ha introdotto la vendita all’asta di alcuni esemplari molto suggestivi.

La manifestazione ha avuto lo scopo di sostenere la Scuola di specializzazione in Anatomia Patologica fondata a Mwanza dallo stesso prof. Callea, il quale ha illustrato il lungo lavoro per arrivare alla istituzione del presidio sanitario e l’importanza, anzi la “indispensabilità” di questa particolare specialistica in una zona del mondo, la Tanzania appunto, che fino a poco tempo fa ne era totalmente priva e dunque senza possibilità di una tempestiva diagnostica delle malattie più gravi, in primis quelle oncologiche.

Il pubblico cosentino ha risposto con generosità alla chiamata dell’Associazione onlus “Friends Raising”, di cui Callea è Presidente, supportata in questa iniziativa benefica dal Comitato “Dante Alighieri” di Cosenza con la Presidente  Maria Cristina Parise e dall’Associazione culturale “Le Muse” presieduta da Myriam Peluso.

Le maschere presentate, alcune di valore storico, sono state battute all’asta dall’attore e giornalista Rino Amato, il quale ha accompagnato la vendita con preziose informazioni sulle etnie di provenienza dei vari pezzi e sul significato di ciascuno, sottolineando tra l’altro l’influenza che le maschere africane hanno avuto sull’arte occidentale. Esemplari, al proposito, le teste di Modigliani.

A fine serata si sono registrati risultati di vendita molto soddisfacenti sia per gli acquirenti che hanno portato a casa un pezzo di Africa originale attestato da certificati di autenticità, che per gli organizzatori che potranno contare sui fondi raccolti per sostenere il loro obiettivo scientifico, “umanistico ed umanitario”, come lo ha definito il prof. Callea.

Patrocinanti del riuscito evento sono stati il Comune di Cosenza, l’Accademia cosentina, i Club Rotary Cosenza, Cosenza Nord, Presila Cosenza Est e Cosenza Telesio, il Bugando Medical Centre, la Catholic University Healthy and Allied Sciences, l’Associazione Insieme per la Tanzania.

 

 

 

Anatomia Patologica in Tanzania

L’Associazione “Friends Raising” ONLUS vuole costituire una biblioteca contenente i volumi in uso in tutti gli Istituti di Anatomia Patologica del mondo a scopo didattico e di consultazione. A tale scopo ha chiesto ed ottenuto in donazione dall’American Registry Pathology l’intera serie di volumi di Patologia della collana dell’Armed Forces Institute Pathology (AFIP) di Washington.

I 26 volumi del costo di $ 7000 sono stati donati a titolo gratuito. L’Associazione ha sostenuto solo le spese di spedizione. I volumi sono stati regolarmente recapitati all’Ospedale Universitario di Mwanza, protocollati (Fig. 1 e 2) e posizionati negli scaffali della biblioteca dell’Ospedale Bugando, e classificati per argomenti (Fig. 3 e 4).
I volumi rappresentano la base dell’insegnamento nella Scuola di Specializzazione di Anatomia Patologica, supportata dal progetto didattico dell’Associazione “Friends Raising”.
Figura 1                                          Figura 2
  
Figura 3                                                                                      Figura 4

The origin of mankind

THE ORIGIN OF MANKIND

Francesco Callea

Catholic University of Mwanza, Tanzania

 

Creation and Evolution theories share two major features: uniqueness and variability of human kind. This approach is new in that bypasses the age-old problem about their conflicting relationship.

In the Bible (Genesis 1 and2) there are at least 4 examples showing how Creation and Evolution theories concerning the origin of mankind share the above two  major properties:  Babel’s Tower, the creation of man, the Great Flood and  the creation of Eva.

Evolution theories are based upon the  results of paleontologic, anthropologic, ethnic, linguistic and genetic studies. Along  Adam and Eva’s traces, the molecular clock and genoma  studies, the  genealogic tree of human kindship has been reconstructed (1) . The comparative studies have  confirmed that the first traces  of humans have appeared in the Northern Tanzania and that the migration process known as ”out of Africa”  has started from that area of the world  for further colonization of all lands of the planet.

Skin color is one of the most conspicuous ways in which humans vary and has been widely used to define human races. Recent studies have definitely proven that the variations in skin color are adaptive and related to the regulation of ultraviolet (UV) radiation penetration in the integument and its direct and indirect effect on good health (2)

The earliest members of the mankind lineage probably had a mostly unpigmented or lightly pigmented integument covered by dark black hairs, similar to that of the modern chimpanzee (3). The evolution of a naked, darkly pigmented skin occurred early in the evolution of the genus Homo. A dark epidermis protected sweat glands from UV-induced injury, thus insuring the integrity of thermoregulation.

Of greater significance in individual reproductive success was that highly melanized skin protected against UV-induced proteolysis of folate, a metabolite that is essential for normal development of the embryonic neural tube and spermatogenesis.

As hominides migrated out of Africa, varying degrees of depigmentation evolved in order to permit UV-induced synthesis of previtamin D3. Generally speaking the impact of UV-eradiation on skin  increases by latitude and decreases by altitude. Recent observations explain the apparent exceptions to the general rule, like the Ituin  group in Eskimo population. In general, females require a lighter color of the skin to synthesize more amounts of Vitamin 3, necessary during pregnancy and location (3)

Thus skin coloration in humans is adaptive and labile. Skin pigmentation levels have changed more than once in human evolution (similar to the alternation of glaciation and desertification). Because of that, the skin coloration should not be considered of  value in determining phylogenetic relationship among modern human groups.

An ongoing research project supported by two Italian ONLUS Associations  (“Friends Raising” and “Alpha-1-antiyrypsin”) is aimed to search in the population of Northern Tanzania the pathogenetic mutations that have been detected in Europe, Asia, America, Oceania and to verify their role ibn the development of cryptogenic cirrhosis and HCC (4) that carry a high incidence in that area of the world.  The background of the project is based upon two robust points: the “out of Africa” migration process and upon the finding of pathogenetic mutations in black Americans (Afro-Americans) (5) who have moved from the black Africa to America in more recent years for reason other than the original “out of Africa”. The project sounds as Alpha-1-antitrypsin would return back home.

 

References

  • Cann GR et al. Genealogic tree of human population, Nature 1987 in Homo Sapiens. Cavalli Sforza LL et Al “The story of Human Diversitry” 2013
  • Diamond J.. “Geography and skin colour”. Nature 2005;435:383-384
  • Jablonski NG et al. “ The evolution of human skin coloration”. J Hum Evol 2000,39:57-106
  • Callea F. et al. “Mineralization of alpha-1-antitrypsin inclusion bodies in Mmalton alpha-1-antitrypsin deficiency”. Orphanet Journal Rare Disease 2018;13: 79
  • Pierce JA et al. “Antitrypsin phenotypes in St. Louis”. JAMA 1975;2238:609-617